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Il CIN, spiegato

Il Codice Identificativo Nazionale spiegato semplice: chi deve averlo, come si richiede sul portale BDSR, dove va esposto, la differenza con il CIR regionale e le sanzioni. Aggiornata 2025-2026.
Acquerello di una targa con codice identificativo accanto alla chiave di casa, su sfondo morbido
Aggiornata · giugno 20266 mingratisente: Ministero del Turismo
In questa guidaChi deve averloDa quandoCosa serve per ottenerloCome si fa, passo per passoDove va esposto (e perché conta)Gli errori che costanoLa novità del momento: il CIN è entrato nel fiscoAttenzione: il CIN non è il CIR, e non è gli altri adempimentiDomande velociQuanto rischi davvero
In sintesi
enteMinistero del Turismo
quandouna tantum
aggiornatagiugno 2026
Portale ufficiale ↗

Se hai aperto un annuncio su Airbnb o Booking nell'ultimo anno, ti sarà comparsa la richiesta di un codice: il CIN, Codice Identificativo Nazionale. È il "codice fiscale" della tua casa vacanza — un numero unico, nazionale, che identifica l'immobile e che lo Stato usa per mappare chi ospita turisti (e scovare chi lo fa in nero). A differenza degli altri adempimenti, questo lo fai una volta sola: lo richiedi, lo esponi, e sei a posto — non c'è niente da rifare a ogni ospite o ogni mese. E la buona notizia è che è gratuito. Vediamo come funziona, senza burocratese.

#Chi deve averlo

L'obbligo è generalizzato, senza eccezioni (art. 13-ter del DL 145/2023). Riguarda strutture alberghiere ed extralberghiere, case vacanza, B&B, affittacamere, e chiunque dia in locazione breve (sotto i 30 giorni) o per finalità turistiche un immobile o anche una singola stanza — sia in forma imprenditoriale sia occasionale. Una regola che spiazza: serve un CIN per ogni unità distinta. Più appartamenti separati = più codici.

#Da quando

Il CIN è obbligatorio dal 1° gennaio 2025, e le sanzioni si applicano dal 2 gennaio 2025. Non è ricorrente: una volta ottenuto, resta. L'unico "ogni volta" è tenerlo dove deve stare — esposto e negli annunci.

#Cosa serve per ottenerlo

Tre cose, prima ancora di entrare nel portale:

  • Essere in regola con l'avvio dell'attività (SCIA o comunicazione, secondo il tipo).
  • Essere censito nella banca dati regionale dove prevista (in Veneto è il Ross1000, che ti produce il codice regionale CIR): è il CIR a fare da "ponte" verso la banca dati nazionale. Se la tua regione non prevede il CIR per la tua tipologia, richiedi il CIN direttamente.
  • I requisiti di sicurezza. Per ottenere il CIN si allega un'autocertificazione che attesta estintori a norma e rilevatori di gas e di monossido di carbonio funzionanti. Vale anche per una sola stanza. (Sono gli unici costi reali: il codice è gratis, i dispositivi no.)

Per accedere servono SPID o CIE e i dati catastali dell'immobile.

#Come si fa, passo per passo

  • Entra nella BDSR (Banca Dati nazionale delle Strutture Ricettive, sul portale del Ministero del Turismo) con SPID o CIE.
  • Trova la tua struttura. Vedrai gli immobili collegati al tuo codice fiscale. I campi grigi arrivano dalla Regione (non si modificano: se sono sbagliati usi "segnala dato errato"); i campi bianchi con asterisco li compili tu.
  • Allega l'autocertificazione sui requisiti di sicurezza.
  • Richiedi il CIN. Ricevi una mail quando è creato, poi rientri e scarichi il PDF di riepilogo con il numero di protocollo.
  • Mettilo dove serve: esposto all'esterno dello stabile e in ogni annuncio.

E se la struttura non compare? Apri una "segnalazione di struttura mancante": la Regione ha 30 giorni per verificare, e in quella finestra le sanzioni non scattano. Se non risponde, ottieni un CIN "non verificato" che puoi comunque usare subito.

#Dove va esposto (e perché conta)

Due obblighi distinti:

  • All'esterno dello stabile, visibile al pubblico (rispettando vincoli urbanistici/paesaggistici e regolamento condominiale; se non puoi affiggere un cartello, valgono modalità alternative purché il CIN sia ben evidente).
  • In ogni annuncio, ovunque pubblicato: Airbnb, Booking, Vrbo, e il tuo sito. Le piattaforme sono tenute a verificarlo e possono oscurare gli annunci che non lo riportano.

#Gli errori che costano

  • Pensare che il CIR basti. L'errore più comune: il codice regionale non sostituisce il CIN. Servono entrambi (ma negli annunci, ottenuto il CIN, esponi solo quello).
  • Pubblicare l'annuncio senza CIN, anche per pochi giorni: multa e rimozione.
  • Dimenticare i dispositivi di sicurezza: senza autocertificazione il CIN non viene assegnato.
  • Un solo CIN per più appartamenti: ne serve uno per unità.
  • Esporlo male (nascosto, incompleto, illeggibile dalle piattaforme): conta come mancata esposizione.

#La novità del momento: il CIN è entrato nel fisco

Fino a ieri il CIN era "il cartello sulla porta". Dal 2025 è molto di più: la Legge di Bilancio 2025 lo ha collegato alla dichiarazione dei redditi (va indicato, es. nel quadro RB) e alla Certificazione Unica degli intermediari. Conseguenza concreta: il CIN va indicato in dichiarazione, e indicarne uno fittizio o "in attesa" fa scattare sanzioni. Ed è agganciato alla cedolare secca a doppia aliquota (21% sul primo immobile in locazione breve, 26% dal secondo in poi). Tradotto: il codice non è più una formalità turistica, è un dato che il fisco incrocia — Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza e le piattaforme stesse. L'assenza del CIN è uno dei primi segnali di un'attività non dichiarata. E dal 20 maggio 2026 è pienamente operativo il Regolamento UE 2024/1028: le piattaforme devono verificare il CIN di ogni annuncio, rimuovere quelli che non ce l'hanno e trasmettere ogni mese alle autorità i dati su prenotazioni, ospiti e immobili. Tradotto: senza CIN l'annuncio sparisce — e i tuoi dati sono già condivisi.

#Attenzione: il CIN non è il CIR, e non è gli altri adempimenti

Facciamo ordine, perché qui i codici si accavallano:

  • CIN → nazionale, Ministero del Turismo (BDSR). Identifica l'immobile. (questa guida)
  • CIR → regionale (in Veneto nasce da Ross1000). Non sparisce, fa da ponte; dopo il CIN, negli annunci esponi solo il CIN.
  • Alloggiati Web → Questura, dati ospite entro 24 ore.
  • Ross1000 / ISTAT → Regione, statistiche mensili.
  • Tassa di soggiorno → Comune, imposta.

Il CIN identifica la casa; gli altri tre riguardano gli ospiti (chi sono, quanti, quanto pagano). Cose diverse.

#Domande veloci

  • Quanto costa il CIN? È gratuito. Si paga solo, eventualmente, la sicurezza (estintori, rilevatori).
  • Ho già il CIR: mi serve lo stesso? Sì. Il CIR non sostituisce il CIN.
  • Vale anche per una sola stanza? Sì, requisiti di sicurezza inclusi.
  • Più appartamenti, un codice basta? No, uno per unità.
  • Lo richiede il mio gestore? Può farlo con delega, ma il codice resta legato al tuo immobile.
  • Va in dichiarazione dei redditi? Sì, dal 2025.

#Quanto rischi davvero

Qui le cifre sono più alte degli altri, perché il CIN è la chiave del sistema. Sanzioni amministrative: esercitare senza CIN può costare da 800 a 8.000 €; la mancata esposizione o indicazione negli annunci da 500 a 5.000 €, con rimozione immediata dell'annuncio; il mancato rispetto dei requisiti di sicurezza da 600 a 6.000 €, oltre alla mancata assegnazione del codice. E senza CIN le piattaforme ti oscurano l'annuncio — di fatto, non lavori. La buona notizia: si chiude una volta, e poi non ci pensi più.

Il modo semplice (e una cosa onesta)

Qui la cosa onesta da dirti è semplice: il CIN non è qualcosa che un software fa al posto tuo. Lo richiedi una volta, da solo, gratis, sul portale del Ministero — nessuno dovrebbe fartelo pagare. Palolem serve per gli adempimenti che tornano (Alloggiati, Ross1000, tassa di soggiorno): quelli ripetitivi, dove davvero si perde tempo e si sbaglia. Sul CIN il nostro unico compito è tenerlo salvato insieme alla tua struttura, così è sempre a portata quando ti serve metterlo in un annuncio. Il resto lo fai una volta, e sei a posto per sempre.

Il modo semplice

Le guide spiegano. Palolem fa il lavoro.

Quando sei pronto, Palolem genera i file degli adempimenti già nel formato giusto: tu li scarichi, controlli e carichi sul portale. L'invio resta in mano tua.

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